Silvio Vigliaturo

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Tutto, nell'arte di Silvio Vigliaturo, trova fonte e nutrimento nel segno. In esso si trova l'origine del procedimento creativo e la matrice che lo accompagna e guida in tutti i suoi stadi e le sue successive manifestazioni. Nell'originalità accanita dell'artista, il segno ha una perentorietà esemplare, fulminante. Il segno traduce la necessità dell'artista di racchiudere le esperienze multiformi della vita in un perimetro visibile e condivisibile che faccia da limite a un racconto, a una parabola. Perché il disegno è, prima di tutto, una narrazione e, attraverso il gesto lungamente addestrato da cui scaturisce il segno, Vigliaturo si trasforma in narratore dalla voce e dalle intenzioni cristalline che, pur nella presenza persistente di simbolismi, non cede mai all'equivoco e all'ambiguità.

Il racconto, imbastito dal segno nella sua forma preliminare, ma già completa dal punto di vista narrativo, viene successivamente tradotto in pittura ed esplorato più in profondità, dando vita a opere dal forte accento teatrale, vere e proprie parabole contemporanee. Il segno continua a essere il vero protagonista, mai modificato dall'artista durante le fasi del procedimento pittorico. A esso si aggiungono i colori vibranti, anch'essi custodi di altri interventi gestuali che arricchiscono il dipinto e la narrazione che esso ospita, donandogli uno spessore visivo ulteriore. Il segno, giunti a questo stadio, svela la sua parte razionale capace di coordinare l'esuberanza cromatica fino a giungere al perfetto equilibrio tra figura e astrazione, dando vita a immagini che non appartengono a nessuna storia e a nessun tempo, pur essendo impregnate di memoria, e divenendo finalmente archetipi e miti in grado di saldare insieme l'antico e il presente.

La plasticità del segno di Vigliaturo trova nella scultura la sua naturale destinazione, sorprendendo per le infinite possibilità di traduzione tridimensionale che emanano da esso, sostenuto dalla ricerca e dalla sperimentazione costanti a cui l'artista sottopone il proprio procedimento creativo. Acciaio, vetro e ceramica sono i diversi accenti di un linguaggio espressivo sempre riconoscibile, addirittura inconfondibile. Le sue opere scultoree, figure di una narrazione mitica senza tempo, racchiudono e circoscrivono il vissuto con lo stesso segno caratteristico che si era prima tradotto in pittura, legando strette, l'una all'altra, le due forme espressive.

L'avvento del vetro, la sua riscoperta a inizio degli anni Novanta, non fa che confermare, oltre alla straordinaria golosità intellettuale e la ricchezza degli approvvigionamenti cultura e artistici, l'urgenza di una comunione quotidiana tra progettualità ed esecuzione. La dimensione della bottega artistica, fatta di scambio e interazione, fa da cornice ideale a una lavorazione ancestrale, lenta, in cui è fondamentale l'apporto di più mani che traducano sapientemente l'immagine dell'artista nella sua forma totemica. Vigliaturo veste i panni del maestro alchimista in grado di trasformare la materia e domare, nei suoi forni, la forza generatrice del fuoco, dando vita a sculture fluide, flessuose, lisce e trasparenti, in cui il magistrale uso del colore trova la sua esaltazione massima.

Le sculture monumentali sono la sintesi della ricerca e delle sperimentazioni dell'artista con materiali diversi. L'uso dell'acciaio come ossatura del vetro o della ceramica celebra ulteriormente la matrice segnica dell'arte di Vigliaturo, sviluppandone lo spessore del segno e rendendolo palpabile sostegno delle variopinte narrazioni. Le opere di Vigliaturo trovano la loro espressione più congeniale nello sviluppo in verticale, una ricerca del cielo e del divino di derivazione antica che sottende l'intera attività scultorea dell'artista. Nelle grandi dimensioni è ancora più percepibile l'essenza narrativa, allusiva e profondamente parabolica dell'arte di Vigliaturo. I monumenti, moltiplicando le dimensioni del segno e quindi del racconto che esso traduce simbolicamente, amplificano ed estendono la portata del messaggio che custodiscono ed esplicitano, fino a renderlo universale.